Melfi, usura ed estorsioni: cinque arresti

  |  MELFI (PZ)  -  martedì 2 luglio 2019 - 08:43

Inchiesta della Dda di Potenza. Disposti anche 2 obblighi dimora

di Redazione Norbaonline
Melfi, usura ed estorsioni: cinque arresti

Nell'area del Vulture Melfese prestavano denaro a tassi di usura, da un minimo del 50% annuo, fino a un interesse del 20% mensile, a operai, imprenditori e professionisti, che in alcuni casi, per paura di ritorsioni, non hanno collaborato con le forze dell'ordine: sette misure cautelari - due in carcere, tre ai domiciliari e due obblighi di dimora - sono stati emesse dal gip di Potenza, Rosa Maria Verrastro, ed eseguite dalla Polizia nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Potenza, che ha portato a nove persone indagate a vario titolo per usura, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni. I particolari dell'inchiesta sono stati illustrati stamani, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa, dal Procuratore della Repubblica Francesco Curcio, dalla pm Laura Triassi, dal dirigente della squadra mobile Donato Marano, e dal commissario Antonio Mennuti. Si trovano in carcere Antonio Ferrieri e Alessandro Patriziano; sono invece ai domiciliari Vittorio
Ferrieri, Michele Patriziano e Romeo Chingoli. L'obbligo di dimora a Melfi (Potenza) e' stato infine disposto per Santo Fabio Patriziano e Luigi Lomio. Secondo gli investigatori uno degli arrestati aveva a disposizione un'arma, di cui si sarebbe liberato prima di una perquisizione: il della pistola e' stato accertato in alcune conversazioni: il gip ha pero' escluso l'aggravante del metodo mafioso, anche se per i magistrati il gruppo agiva "in collegamento" con i clan. Proprio in riferimento alle armi, in una conversazione veniva spiegato che la pistola era stata buttata in un fiume prima di una perquisizione "tanto - come emerge da un'intercettazione ambientale - la guerra non c'e' piu'", facendo riferimento agli scontri tra i clan della zona. I soldi venivano prestati a operai e professionisti, ma anche a un medico del posto: in quest'ultimo caso la cifra e' arrivata fino a un milione di euro, con circa 20 mila euro al mese e un tasso del 20% circa ogni quattro o sei mesi. L'indagine riguarda un filone dell'inchiesta su appalti e corruzione a Melfi, che a giugno ha portato ad alcune ordinanze di custodia cautelare, tra cui i domiciliari per l'imprenditore Antonio Ferrieri. Il gruppo disponeva quindi di una forte disponibilita' economica, su cui la Procura sta ancora indagando, e alcune delle vittime - per lo piu' persone con prestiti minori da restituite - non hanno collaborato con i magistrati, venendo quindi incriminati per reticenza o false dichiarazioni al pm. "Gli usurai - ha evidenziato Curcio - a nostro avviso erano collegati con i clan della zona, e con il tessuto economico e criminale del Vulture Melfese, e gli stessi indagati, in alcune conversazioni, spiegavano alle vittime di dover rendere conto ai clan, come forma di minaccia".

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