Di padre in figlio: storie di campioni uniti dal pallone

  |  TARANTO (TA)  -  mercoledì 27 marzo 2019 - 07:19

Fulvio Paglialunga racconta il gioco più bello del mondo mescolando storie di campo e di vita

di Giuseppe Di Matteo
Di padre in figlio: storie di campioni uniti dal pallone

Per officiare al rito del pallone bisogna percorrere la rampa di scale che porta agli spalti dello stadio. È allora che si materializza «l’effetto di un’ascesa» verso il cuore (e la pancia) del tifo. Ma l’amore per una maglia, lungi dall’essere circoscritto ai novanta minuti che fanno da cornice alla “battaglia” tra ventidue giocatori, è una passione grande una vita intera che si trasmette di padre in figlio.

È successo a molti di noi. Ed è capitato anche allo scrittore tarantino Fulvio Paglialunga, che ha dedicato al gioco più bello del mondo la sua personale biografia attingendo dall’immenso patrimonio di storie (di vita e di campo) che ne hanno segnato le pagine più significative.

Lo schema è sempre lo stesso: un calciatore lascia al figlio l’eredità della sua «arte malvagia», che sovente si espleta in un amore non sempre ricambiato ma che consuma dal di dentro. Ecco perché forse l’anima di Un giorno questo calcio sarà tuo - Storie di padri e figli, e di pallone, edito da Baldini & Castoldi (244 pp., 16 euro) è racchiusa in un pensiero dolcissimo di Jorges Luis Borges, secondo il quale ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, la storia del pallone ricomincia.

Non a caso, il racconto di Paglialunga assomiglia a un gigantesco album di fotografie, non consumate dagli anni, che ritraggono padre e figlio insieme nell’attimo che disegna il passaggio del testimone. Un destino molto spesso già scritto, ma non sempre facile da sopportare.

Quello di Sandro Mazzola, figlio dell’indimenticato Valentino (leggenda del Grande Torino), racconta il cammino in salita di un calciatore straordinario che avrebbe fatto la fortuna dell’Inter, ma che per lungo tempo aveva vissuto accanto all’ombra di un genitore troppo ingombrante. Almeno fino alla serata trionfale di Vienna, anno domini 1964, quando la sua Inter strapazzò il Real Madrid di Alfredo Di Stefano salendo sul tetto d’Europa. In quella partita, che terminò con il punteggio di 3-1 per i nerazzurri, Mazzola segnò due gol. E fu allora che Ferenc Puskás, altra stella leggendaria dei blancos, si complimentò con lui liberandolo dal dolce fardello calcistico incarnato dal padre.

Ma non sempre il tempo è galantuomo con i figli d’arte. Ciò che a Sandro Mazzola era riuscito diventa invece il tormento di Kasper Schmeichel, portiere danese del Leicester e figlio del più famoso e blasonato Peter, che aveva vinto tutto con il Manchester United. Kasper ricalca le orme del genitore, ma ogni suo successo è un film già visto. Nel 2016 vince la Premier League con la maglia del Leicester: un evento straordinario nella storia del calcio inglese….tanto quanto l’Europeo conquistato da Peter nel 1992 con la nazionale danese. Una vicenda molto simile è quella dei Cruijff: il mito di Johann, fenomeno dell’Ajax e degli Orange, si rivela inarrivabile per l’erede Jordi, che si vede costretto a rinunciare al suo cognome per costruirsi da sé la carriera.

Nel caso della famiglia Conti è invece la maglia a scottare troppo. Da un lato Bruno, talento straordinario della Roma degli anni Ottanta; dall’altro il figlio Daniele, cui è concessa una sola esultanza sotto la curva Sud. Il destino, e l’orgoglio, hanno infatti allestito per lui un futuro in Sardegna: il Cagliari chiama, Daniele risponde.  Ma prima ancora aveva pesato il timore di non essere all’altezza di suo padre. Meglio evitare paragoni scomodi in una piazza umorale come quella giallorossa.

A volte, invece, capita che l’allievo superi il maestro, come dimostra l’epopea dei Maldini: comincia il padre Cesare, campionissimo del Milan di Nereo Rocco che nel 1963 solleva a Wembley la prima coppa dei Campioni del calcio italiano; poi è il turno di Paolo, che, quarant’anni dopo, continua con gli stessi colori la tradizione a Manchester (e oltre).

Ma nel Pantheon preparato con cura da Paglialunga gli eroi riservano uno scranno anche ai personaggi comuni. È il caso di Claudio e Andrea, tifosi del Forlì, che rendono storica una domenica qualsiasi nel purgatorio della serie C. Ancora padre e figlio: quarantaquattro anni il primo, tre il secondo. Ancora la passione per il calcio a tracciare un destino comune. Quel giorno, il 14 marzo del 2015, Claudio e Andrea sono gli unici tifosi del Forlì in trasferta a Lucca. Lo stadio si scoglie in un abbraccio collettivo. Il risultato della partita, per una volta, non conta niente.

Non poteva ovviamente mancare la storia della famiglia Paglialunga. Perché anche chi scrive cova dentro di sé un fuoco coltivato sin da bambino tra le pareti vibranti dello stadio Erasmo Iacovone di Taranto. È questa la “casa” che l’autore ha deciso di lasciare in eredità a suo figlio assieme a un calcio moderno troppo spesso bistrattato ma che, forse, è qualcosa di più di quel «triste viaggio dal piacere al dovere» di cui parla Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio (pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer) riferendosi ai tentacoli voraci del capitalismo che lo ha reso industria.

indietro

Ora in onda

Seguici su Facebook

Telenorba 40
Guarda tutti i nostri programmi che hanno fatto storia, un tuffo nel passato da rivedere dalla prima all'ultima puntata.

Programmi tv
Tutti i nostri programmi tv ora in onda, da rivedere dove e quando vuoi, sempre disponibili e sempre con te.

Informazione
Resta sempre aggiornato con tutte le nostre rubriche di informazione, moda e tendenze.

Radionorba
Rivedi i nostri speciali, dalle interviste ai tuoi artisti preferiti a Battiti live, segui i nostri speciali di San Remo e molto altro ancora.