Terrorismo: egiziano Foggia, “mai detto a bimbi tagliare teste”

  |  FOGGIA (FG)  -  venerdì 30 marzo 2018 - 16:28

Abdel Rahman, dopo l’arresto, si difende nell’interrogato in carcere e nega tutto

di Redazione Norbaonline
Terrorismo: egiziano Foggia, mai detto a bimbi tagliare teste

"Non ho mai parlato ai bambini di teste sgozzate o mostrato immagini crude. Insegnavo loro solo le sure del Corano". Si è difeso così il 59enne egiziano Abdel Rahman, presidente dell'associazione culturale islamica "Al Dawa" di Foggia, arrestato il 27 marzo su disposizione della Dda di Bari con l'accusa di terrorismo internazionale e apologia di terrorismo per aver indottrinato al martirio una decina di bambini durante lezioni di religione. E' stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia per rogatoria nel carcere di Foggia. Abdel Rahman, ha risposto per circa due ore alle domande del giudice, assistito dall'avvocato Paolo D'Ambrosio. Stando a quanto si apprende da fonti della difesa, l'indagato ha spiegato di essere in possesso di materiale ritenuto sospetto, video di armi e addestramenti, di esecuzioni e istruzioni su come fabbricare bombe, solo perché "si documentava in internet sulla situazione tormentata del Medio Oriente". Nell'interrogatorio ha detto di non aver mai condiviso quel materiale e di esserne in possesso per i suoi studi teologici. Ha poi condannato l'Isis, definendolo "per giovanotti invasati".  Abdel Rahman, 59enne di origini egiziane con cittadinanza italiana, laureato in Lettere, vive in Italia da 40 anni. A Foggia, dove presiede l'associazione culturale "Al Dawa" (ora sotto sequestro), ha sposato una donna pugliese convertita all'Islam con la quale ha gestito fino al 2013 un salottificio. Nell'interrogatorio ha spiegato di avere familiari cattolici con i quali è in ottimi rapporti e ha parlato del nipote della moglie, il docente 50enne residente a Ferrara, anche lui indagato per terrorismo e perquisito nei giorni scorsi. Con lui avrebbe chattato della festa musulmana del sacrificio degli animali e non, come sospettato dagli investigatori baresi dell'antiterrorismo, di sacrificio umano e martirio. Per il momento l'uomo resta in carcere ma la difesa si riserva nei prossimi giorni un ricorso al Tribunale del Riesame. 


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