Foggia, matrimoni falsi, 19 arresti

  |  FOGGIA (FG)  -  giovedì 7 dicembre 2017 - 06:04

Erano realizzati, in cambio di soldi, con il solo obiettivo di ottenere il permesso di soggiorno

di Antonio Procacci
Foggia, matrimoni falsi, 19 arresti

Una vera organizzazione faceva sposare cittadini stranieri con italiani al solo fine di ottenere la residenza in Italia. È quanto ha accertato l'indagine della magistratura foggiana e dei carabinieri, che stamani hanno arrestato 19 persone (8 in carcere, 11 ai domiciliari).

Erano matrimoni legalmente validi, perché registrati in Comune, ma assolutamente finti. Tutto ovviamente in cambio di soldi, pagati dallo straniero all'organizzazione, composta da persone italiane e straniere, e che solo in minima parte andavano al finto sposo (o sposa) italiano. Il giro d'affari per ognuno dei 15 matrimoni combinati, finora accertati, tra cittadini italiani e marocchini, è stimato tra i 7mila e i 10mila euro.  

In carcere sono finiti: Moustafa Boughazi, alias Bruno, 33 enne; Azeddine Khnifri alias Andrea, 30enne; Rachid Elaissaoui, alias Marco, 35enne; Leonardo Luigi Rodriquens, 24enne; Antonella Rodriquens, 22enne; Pino Gaudiano, 46 enne; Samantha Giordano, 39enne; Emanuele La Torre, 28enne. Ai domiciliari: Matteo Farino, 22enne; Paolo Furioso, 43 enne; Dalila Adriana Mennello, 20enne; Claudio De Gelidi, 30enne; Nicoletta Nigro, 35enne; Matteo Stranisci, 51enne; Riccardo Pio Zagaria, 32enne; Emanuele Delle Noci, 31enne; Giuliano Paglialonga, 30enne; Francesca D’Aniello, 22enne; Shaida De Charis Capitani, 34enne.

Le indagini sono cominciate nel settembre 2016 dopo una segnalazione dell'Ambasciata d'Italia in Marocco che segnalava che una donna di Manfredonia aveva richiesto un certificato di idoneità matrimoniale di un marocchino esibendo una busta paga apparentemente non veritiera, e che tale episodio consentiva perciò di ritenere potesse trattarsi di un matrimonio "di comodo". La Procura aveva delegato le indagini all'Arma di Manfredonia e dagli accertamenti è emerso un consolidato e lucroso sistema per introdurre in modo apparentemente legale cittadini marocchini, uomini e donne, in Italia.

I tre indagati stranieri, considerati il perno dell'attività illecita, secondo l'accusa individuavano in Italia le persone disposte, previo compenso di circa 2000 euro, a contrarre il matrimonio all'estero. Stretto l'accordo, gli 'sposi' italiani venivano dotati di biglietto aereo e inviati in Marocco, dove, una volta sposati, producevano la documentazione presso l'Ambasciata d'Italia per il rilascio del visto d'ingresso del coniuge. Tornati in Italia erano poi obbligati a una breve convivenza con il consorte, per il tempo strettamente necessario al rilascio del permesso di soggiorno. Veniva poi attivata la pratica di separazione, al fine di poter poi contrarre un nuovo matrimonio. Gli stranieri introdotti sul suolo italiano, nel frattempo, facevano perdere le loro tracce. Il reato contestato è il favoreggiamento dell'immigrazione illegale nel territorio dello Stato italiano attraverso la produzione di documentazione e attestazioni false presso le Autorità italiane, sia all'estero che in Italia.


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